facebook1thumbnail.jpgQualche giorno fa un’interessante articolo sul Financial Times portò a galla il problema della privacy sui social networks, il titolo faceva già capire molte cose: “Non hai più dove nasconderti”. Il tutto fu scatenato da un impiegato di una università americana, il cui compito era quello di far mantenere il silenzio nella biblioteca.

Un giorno questo poveretto venne a conoscenza dell’esistenza di un gruppo su Facebook chiamato “Per tutti quelli che odiano il piccolo omino grasso della bilioteca”, e quando questo gruppo superò un certo numero di membri (ne ha più di 200)la sua vita cambiò radicalmente.

Fu spesso oggetto di bullismo, on e off-line, lui e sua moglie trovarono più di una volta i freni delle biciclette tagliati, andare al lavoro diventò insopportabile. Il punto è, che nonostante le ripetute lamentale al social network, e le denunce il gruppo rimase lì fino a quando il malcapitato non riusci aintromettersi nel gruppo grazie al figlio di un collega e cancellarne il contenuto personalmente.

Ad ogni modo il reale problema è cancellarlo non è una soluzione, siccome in 10 minuti può ritornare sotto un’altro nome, per di più quando il fondatore venne contatto per dare spiegazioni, si sbrigò ad affermare che lui aveva solo fondato il gruppo ma che non aveva niente a che fare con le sue inziative.

Altro esempio di spicco dell’altro lato dei social network, è quello portato da una donna che dopo aver speso anni per liberarsi di una persona, dopo aver cambiato città, numero di telefono eindirizzo email, si ritrova su facebook quella stessa persona che gli scrivi “codarda, hai cambiato casa e numero senza dirmi niente, ma ti ho comunque ritrovato, spera di non incontrarmi mai più faccia a faccia”.

Come si può evitare che questo accada? come si può rendere più sicura la rete?

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