November 2007


<B>Somalia, fuga dall'inferno<br>viaggio nella città degli orrori</B>“Dopo 14 conferenze di pace, a quasi un anno dall’invasione
etiope e dai bombardamenti Usa, la Somalia precipita sempre
di più nel dramma”
 
“Per due ore ha trascinato per le vie del grande mercato di Bakara il
cadavere di uno dei sette soldati etiopici ammazzati dai ribelli al
governo di transizione. La notte prima era stato costretto ad assistere
allo sterminio della sua famiglia”
 
” Ciò che resta della popolazione passa il giorno barricato nelle buche scavate sotto il pavimento delle case”
 
“La Somalia è di nuovo sconvolta da una catastrofe umanitaria.”
 
“Chi resiste viene decapitato. Membra umane sono state appese in una macelleria, come lezione collettiva.”
 
Negli ultimi dieci giorni i fuggiti all’inferno di Mogadiscio sono stati oltre 250 mila.
 
“È scattata così l’ultima vendetta etiope contro il popolo somalo. Una settimana fa, infatti, dall’Etiopia sono arrivati altri 20 mila uomini e 52 carri armati con un ordine semplice: fare una strage, decimare la capitale, seminare il terrore e la disperazione in ogni zolla del Paese.”
 

Quello che sta succedendo in Somalia è qualcosa di talmente atroce che esula di qualsiesi commento. Unica osservazione, ho fatto alcune ricerche sul tema su testate americane(The NY Times) e britanniche (The Times, The Economist) e l’argomento sembra molto sminuito ed allegerito. A voi le riflessionei, di seguito il reportage completo.

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Una delle belle cose che capitano quando si visita regolarmente il blog di Catepol, è trovare cose strane e divertenti, ma spesso anche utili.

Ecco in poche slide una breve lezioncina su come creare un blog.

Ora che avete finito se non lo avete già fatto, di corsa a creare il vostro blog!

facebook1thumbnail.jpgQualche giorno fa un’interessante articolo sul Financial Times portò a galla il problema della privacy sui social networks, il titolo faceva già capire molte cose: “Non hai più dove nasconderti”. Il tutto fu scatenato da un impiegato di una università americana, il cui compito era quello di far mantenere il silenzio nella biblioteca.

Un giorno questo poveretto venne a conoscenza dell’esistenza di un gruppo su Facebook chiamato “Per tutti quelli che odiano il piccolo omino grasso della bilioteca”, e quando questo gruppo superò un certo numero di membri (ne ha più di 200)la sua vita cambiò radicalmente.

Fu spesso oggetto di bullismo, on e off-line, lui e sua moglie trovarono più di una volta i freni delle biciclette tagliati, andare al lavoro diventò insopportabile. Il punto è, che nonostante le ripetute lamentale al social network, e le denunce il gruppo rimase lì fino a quando il malcapitato non riusci aintromettersi nel gruppo grazie al figlio di un collega e cancellarne il contenuto personalmente.

Ad ogni modo il reale problema è cancellarlo non è una soluzione, siccome in 10 minuti può ritornare sotto un’altro nome, per di più quando il fondatore venne contatto per dare spiegazioni, si sbrigò ad affermare che lui aveva solo fondato il gruppo ma che non aveva niente a che fare con le sue inziative.

Altro esempio di spicco (more…)

Ormai navigo nella blogosfera da un pò di mesi, e solo ora mi accorgo di una triste verità: la blogosfera italiana è proprio piccola! Sono sempre quei 10, 15 nomi che compaiono dappertutto, che fanno gli interventi e scrivono le regole del gioco.

Nulla da dire su queste persone, che ritengo in tutto e per tutto ottimi e competenti blogger (perlomeno sicuramente più di me), la cosa però mi dà da pensare un pò, e in questo momento il sistema “blogosfera” mi sembra tremendamente chiuso. Nel senso che puoi partecipare liberamente fino ad un determinato punto, dopodichè devi passare la palla ai giocatori della prima squadra, che non vedono di buon’occhio se uno che non era con loro ai pulcini vuole giocare con loro…

Magari mi sbaglio, ma di persone nuove devo ancora vederne….